martedì, 20 gennaio 2009, ore 17:17
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, libri

New Moon



Titolo originale: New Moon
Autore: Stephenie Meyer
Distribuito da: Fazi Editore
Numero volumi: New Moon è il secondo di una tetralogia: Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn.
Voto: 3 1/2


New Moon è il seguito di Twilight, già precedentemente recensito su queste pagine.

Analizziamo con lucidità questo secondo capitolo della saga di vampiri.

’’’’Trama’’’’: Ritroviamo Bella felicemente fidanzata a Edward, e in procinto di compiere diciott’anni; la ragazza non è affatto felice di questa ricorrenza, perché non fa altro che sancire il suo progressivo invecchiamento: Bella si rammarica infatti di non essere ancora riuscita a convincere il suo amato a conferirle l'immortalità.
Durante la festa di compleanno che i Cullen le hanno organizzato nonostante le sue proteste, accade l’irreparabile: si ferisce un dito con la carta regalo, e alla vista del sangue l’ancora instabile Jasper perde il controllo, tentando di aggredirla. Edward la salva spingendola via, ma Bella non può fare a meno di notare come nessuno riesca ad assistere Carlisle durante la medicazione delle nuove ferite, nemmeno l’affettuosa Esme: nessun vampiro, a parte il dottore, riesce a resistere all’odore di tutto quel sangue.
Edward riaccompagna Bella a casa, ma nei giorni successivi si mostra oltremodo strano. La ragazza, infine, apprende che i Cullen hanno già lasciato Forks, e che Edward li raggiungerà subito dopo. Il giovane vampiro teme infatti per l’incolumità della sua ragazza, e dunque ha deciso di lasciare la città insieme alla famiglia per consentirle di dimenticarlo, e di rifarsi una nuova -più sicura- vita.
Le cose non vanno esattamente come Edward spera, in ogni caso, poiché Bella, dopo mesi di totale apatia come reazione all’abbandono, scopre che, nelle situazioni di pericolo, riesce a sentire la voce di Edward che la mette in guardia, e dunque rischia più volte la vita volontariamente.
Inoltre, il soprannaturale bussa sempre alle porte di Forks, ed ecco che anche Jake, l’amico Quileute con cui ha riallacciato i rapporti e stretto una profonda amicizia, non è esattamente ciò che sembra…inoltre, pare che Victoria, la compagna del vampiro che Edward ha ucciso per salvare Bella, la stia cercando per vendicare la sua morte.  

Considerazioni: La Meyer doveva tornare a fare la casalinga.
Non le si può neppure volere male, perché il suo intento era quello di far soldi spacciando alle ragazzine un racconto per ragazzine, collage dei peggiori clichè disponibili sul mercato letterario di infima categoria, e lo ha realizzato perfettamente: dopo l’uscita del commercialissimo film, pieno di attori fyki, adesso tutti e quattro i capitoli della sua saga sono nella classifica dei Best Sellers, e libri neri come blatte invadono gli scaffali di tutte le librerie, ahimè già pieni di spazzatura anche senza che la Meyer ci mettesse la penna. Non cercate Ugo Foscolo, abbandonate le vostre speranze di trovare una copia del Silmarillion, e non chiedete di quel libro ormai dimenticato chiamato Divina Commedia: nei magazzini dei negozi c’è spazio solo per i sempre più grandi tomi della Meyer, tutto il resto deve essere ordinato al fornitore e potrete ritirarlo solo la settimana successiva.
Ma torniamo in tema, ossia al secondo capitolo del capolavoro (tale è infatti proclamato da buona parte delle fan) qual è la saga dei vampiri fyki [rigorosamente con la K].
Sono poco orgogliosa di dichiarare che New Moon è persino peggio di Twilight. E, credetemi, con questo ho detto tutto.
- La ’’’’storia’’’’: Se il succo del primo libro era l’instancabile ‘Mi ami? Ma quanto mi ami?’ dei due piccioncini, qui potremmo rinominare il libro: ‘Gli elenchi di Bella’.
Mi chiederete perché.
Nei primissimi capitoli bene o male succede qualcosa: Bella si taglia con la carta regalo, Jasper le salta addosso e il Signor Issimo -qualcuno ha letto la mia precedente recensione a Twilight?-, in preda a pippe mentali peggiori di quelle di vampiri della Rice, che non pensavo potesse essere eguagliata da nessuno, taglia la corda assieme alla sua fykissima famiglia.
Negli ultimissimi capitoli bene o male succede qualcosa: Bella tenta il suicidio pur non chiamandolo suicidio –per la quinta o sesta volta-, Alice torna, Jacob finalmente scopre che la Meyer ha sempre avuto idea di far di lui un ripiego e manda a quel paese Bella, il Signor Issimo tenta il suicidio pure lui perché la Meyer ha voglia di stuprare Shakespeare oltre a Bram Stoker, viaggetto in Italia, pericolo mortale, sbaciucchini ed happy end.
Bene. Contiamo le pagine. Edward molla Bella a pagina 68. Bella tenta l’ennesimo suicid…l’ennesima morte accidentale a pagina 261 circa, il libro ha 444 pagine, ringraziamenti melensi dell’autrice esclusi.
La domanda sorge spontanea: cosa succede da pag 69 a pag 260?
Elenchi.
Ciò che Bella prova; ciò che Bella sogna; ciò che Bella pensa delle sue amiche; ciò che Bella dice alle sue amiche; ciò che Bella pensa di Charlie; ciò che Bella fa con Charlie; ciò che Bella pensa di Jacob; ciò che Bella fa con Jacob; ciò che Bella dice a Jacob; Bella che immagina la voce di Edward; i finti suicidi di Bella; i salvataggi di Jacob.
Il tutto slegato e scoordinato, una mattanza per i neuroni. La lista della spesa di mia mamma ha più coerenza interna.
L’insensatezza della ''''trama’’’’ di New Moon è il primo elemento che lo rende anche peggiore di Twilight.
- Lo ’’’’stile’’’’: La Meyer è migliorata? Ha imparato a evitare le sue forbite metafore che hanno come unico significato quello di sfoggiare la propria inesistente fantasia? Ha comprato un po’ d’insulina per curarsi il diabete che cercava di contagiare a noi in Twilight, spargendo fiumi di melassa ogni volta che Bella parlava di Edward o viceversa?
No.
Metafore ai limiti dell’assurdo, pensieri emo trasudanti a ogni virgola, frasi di una sintassi degna della quinta elementare, iperaggettivazione ridondante.
- I personaggi:
Bella. Sempre più antipatica, sempre più acida, sempre più indecisa, sempre più emo.
Prima di continuare, facciamo un piccolo excursus nel mondo dell’emo. Ciò che questa parola inizialmente definiva era lo stile di alcune boyband,  a partire dai Jawbreaker, passando dai My Chemical Romance e dai 30 seconds to Mars, per terminare con i Tokio Hotel e i Finley, le ultime ruote (bucate) del carro.
Per estensione, la parola emo è andata a definire anche gli ascoltatori dei gruppi in questione.
Oggi emo è una tendenza: quella di vestire con particolari abiti, portare il ciuffo lungo che copra anche gli occhi, truccarsi in un modo che ricorda vagamente il Gothic Lolita, tagliarsi i polsi -la qual cosa non va confusa con l’autolesionismo, che è una patologia psicologica grave: gli emo sono essenzialmente esibizionisti, e il loro esibizionismo sta nel rimarcare continuamente quanto il mondo e la gente faccia loro schifo, quanto siano superiori perché le loro turbe mentali sono più gravi di quelle degli altri, quanto siano alternativi pur essendo assolutamente indistinguibili l’uno dall’altro. Fingono di voler tentare il suicidio per lasciare questa valle di lacrime, ma dall’inferiore plebe della stessa desiderano disperatamente riconoscimenti e comprensione.
Fine dell’excursus. Torniamo a Bella.
Ora. Bella non ha ciuffo, non porta abiti attillati, non indossa trucco pallido (per quello basta già Edward).
Non ascolta i Tokio Hotel, perché lei è l’unica emo veramente alternativa che ascolta musica classica.
Bella non prende la lametta e non si maciulla i polsi per provare dolore.
Ma Bella, in compenso, in un quartiere malfamato entra in un bar sperando che i tizi che ha intravisto siano quelli che hanno cercato di violentarla nel primo libro. Quel che ottiene è una triste delusione, poiché ha sbagliato persone.
Bella, in compenso, prende la moto perché vuole fare la spericolata, e se si fa male è meglio perché tanto sente la voce di Edward.
Bella, in compenso, si tira giù da un precipizio, proprio mentre sta arrivando una tempesta. Poi resta per una romantica (e intera) pagina sott’acqua, a pensare a quanto sia bello morire annegati.
Purtroppo quel povero cristo di Jake la salva, ma questa è un’altra storia.
La Meyer fa continuamente esibizione dello stato d’animo apatico e depresso di Bella. Ecco cosa rende Bella emo: il ‘guardami, io sono depressa, il mondo mi fa schifo, anche tu fai schifo, però guardami eh’. Bella odia le sue compagne di classe, loro parlano solo di ragazzi, sono noiose, ascoltano musica commerciale, la sua scuola le fa schifo, i ragazzi che le vanno dietro la annoiano. Però non è snob, eh. Lei è solo avanti: lei ascolta musica classica, a lei importa solo del suo Edward, il cinema e i vestiti non le importano, e che diamine, lei ha i suoi problemi gravi, sta con un vampiro e le va dietro un lupo mannaro, tanti la vogliono morta, che non la secchino le sue amiche conformizzate!
Bella non ama la confusione: preferisce stare a casa a rotolarsi sul letto pensando ai suoi guai e a come far preoccupare suo padre, al suo ragazzo vampiro che l’ha mollata, a come deve far capire a Jake che lei vuole solo essergli amica, ma poi, cavolo, tanto Edward l’ha mollata, in effetti perché non dovrebbe fare l’ambigua con Jake?
Ma tutto questo non è emo, giusto?
Non è emo accoccolarsi con la testa tra le ginocchia ogni due pagine.
Non è emo tentare di ammazzarsi sapendo che rischia di ammazzarsi pur non volendo ammazzarsi.
Non è emo guardare le altre dall’alto in basso perché i propri problemi sono sempre più grandi di quelli degli altri.
Non è emo autocommiserarsi per un libro intero.
[Parentesi chiusa, obiezioni respinte, passiamo al resto.]
Sembra che Bella non abbia ancora superato i suoi piccoli problemi di equilibrio e coordinazione, come lei stessa non manca di osservare. Ma soprattutto, sembra che, dopo sei mesi nel ruolo di fidanzata ufficiale del Signor Issimo, non abbia ancora superato i suoi problemi di imbarazzo. Onestamente io mi farei visitare da uno psicologo o da un cardiologo, se la vista o la voce del mio ragazzo, dopo ben sei mesi, mi facessero mancare i battiti o tremare le ginocchia o venire brividi o svenire. Ma io non sono mai stata con un vampiro, né tantomeno con un vampiro fyko, né tantomeno con il Signor Issimo.
Oh, già. La Bellissima Bella continua ad essere circondata da ammiratori, spasimanti, aspiranti stupratori. Ma questa non è una novità.
Il Signor Issimo, conosciuto anche come ‘lo gnokko’, ‘il fyko’, o più semplicemente come Edward: Ah, già, in questo libro c’è anche lui. O sataniche ammiratrici, scordatevi la continua rimirazione delle sue perfette forme da dio pagano (la Meyer ha finalmente trovato un sinonimo per ‘greco’!), perché di Edward, in questo libro, c’è poca traccia.
Molte fan ammettono che New Moon sia il peggior libro della tetralogia, adducendo come spiegazione l’insensatezza della trama. Ma voi che avete un minimo di intelletto, non credete a una giustificazione così raffinata, che poco si adatta all’analfabetismo che caratterizza molte fan della Meyer: l’unica ragione per cui giudicano New Moon peggiore di Twilight è l’assenza di quello gnokko di Edward. Punto.
Trovo inutile ri-descrivere il Fyko, poiché l’ho già fatto nella recensione a Twilight, e non subisce alcuna evoluzione, se non in un suo determinato aspetto; dopo la lettura mi sorge infatti un dubbio: non è che l’idiozia di Bella abbia contagiato anche lui, oltre che le fan della saga? Eppure nel primo libro Edward era anche intelligentissimo!
Seguite il mio ragionamento.
La tua ragazza è morta e tu lo deduci da una profezia che sai essere al 50% errata, e da una telefonata in cui vieni a sapere che il padre è a un funerale. Saputo ciò, il resto non conta: voli a Volterra per suicidarti.
Hai mai pensato di informarti meglio? Sì, insomma, di telefonarle? Essemmesse (‘Bella 6 ankr vva? No xkè se no m vd a suicidr’), e-mail, fax, messaggio di fumo, telepatia?
Solitamente il primo istinto di una persona che ha la notizia della morte dell’amato è di non crederci, di ripetere “Non è vero!”, di accertarsene.
Edward no.
- Bella è morta.-
- La accendiamo?-
- Sì. -
- Sicuro che non ci vuole ripensare? -
- No. Bella è morta e io vado a suicidarmi dai Volturi -
Gli altri vampiri: Nulla di nuovo. Però almeno abbiamo scoperto perché vomitano soldi.
Jacob: Povero, sfortunato ragazzo. Io a leggere di Bella divento una belva per l’insofferenza. Riesco a comprendere te, che l’hai avuta in mezzo alle palle per settimane. Hai tutta la mia simpatia. Non prendertela per il ruolo di ripieghino, pensa che se ti fidanzassi con una simile sciagura, tra il carattere che si ritrova e te che diventi lupo appena ti agiti, la squarteresti dopo due giorni. Poi chi glielo racconta a Charlie?
Oh, a proposito di Charlie…un uomo, tanti perché: perché non porti Bella da un bravo specialista, dato che finisce in ospedale un giorno sì e l’altro pure per ferite non meglio precisate? Come minimo è a) autolesionista; b) ha seri problemi di equilibrio, e qui ci vuole un otorino; c) aspirante suicida.
Perché ti ostini ad essere così amorevole e premuroso nei confronti di quella scriteriata di tua figlia, che oltre a tutte le altre carognate che ti combina scappa in Italia mentre sei al funerale del tuo migliore amico? E che si ricorda di te solo quando rischi la vita per colpa sua, giusto perché così può fare ancora una volta la vittima altruista?
Perché, invece di consigliarle di tornare dalla madre, non la cacci via di casa a pedate nel deretano, visto che oltretutto è la seconda volta in due libri che ti fanculizza? Charlie, dimmi perché. Anzi, Meyer, dimmelo tu: provi così tanto gusto a martirizzare un così bravo personaggio, diamine, un così bravo padre, mettendolo nelle mani di una figlia simile?
La Meyer opera infatti un massiccio bashing su determinati personaggi.
Giustificabile quello sulle compagne di scuola della protagonista, prima tra tutte Jessica, che incarna la superficiale fighettina (altrove sarebbe anche detta Cheer Leader) di turno, il cui scopo è quello di porre in risalto la protagonista.
Giustificabile anche quello su Mike, lo sfigato di turno che tenta continuamente di essere notato da Bella. Lui non è un essere fantastico: né vampiro né lupo mannaro, non entra nemmeno nel campo visivo della ragazza.
Ma il povero Charlie? A che pro il bashing su di lui?

Per concludere la recensione, esprimo una considerazione: la melassa (‘Mi ami? Ma quanto mi ami?)’ più è esagerata, più diverte. Ma l’emo dopo un po’ stanca: meglio il primo libro. Attendetevi in ogni caso la recensione del terzo.

Consigliato a: chi ha letto e apprezzato il primo; bimbominkia dai gusti letterari poco ricercati, specie se tendenti all’emo.
Chi mi sa dire quante volte ho scritto la parola ‘emo’ in questa recensione vince una bambola gonfiabile di Edward, dura e fredda come marmo.


Permalink * commenti (2) * commenti (2)(popup)





giovedì, 21 agosto 2008, ore 22:36
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, libri

La lunga marcia



Titolo originale: The long walk
Autore: Stephen King
Distribuito da: Sperling&Kupfer
Voto: 9


Trama: Ray Garraty si sta preparando per una gara.
Una marcia che lo porterà attraverso il Maine, cento concorrenti tondi tondi.
Al vincitore spetteranno soldi e gloria.
Ray Garraty si allaccia le stringhe e si prepara alla partenza.

Sotto il caldo, il temporale, di giorno e di notte, Garraty e gli altri novantanove concorrenti marceranno.
L'unica regola, semplice e scarna: non rallentare l'andatura al di sotto delle sei miglie orarie.
Tre errori permessi, seguirà l'eliminazione. In senso letterale.

E' un gioco, è solo un gioco. Non vi è traguardo, non vi sarà sopravvissuto oltre al vincitore. Non è permessa distrazione, non è permessa debolezza. O marciare o morire.
Ma, in fondo, che la vita stessa non sia un gioco? Che non si possa perdere a ogni mano?
 
Considerazioni:  La Lunga Marcia, attribuito ai tempi all’ormai defunto (R.i.p.) Richard Bachman, è la più bella prova che abbia mai letto del Re nelle vesti del suo alter ego: un romanzo essenziale, crudo, che si perde ben poco negli sfarfallii stilistici a cui l’autore ci ha abituato: Garraty e solo Garraty è il perno del romanzo, e se sappiamo qualcosa dei suoi ‘compagni di corsa’ o di ciò che sta cronologicamente, concettualmente o concretamente attorno alla Marcia, è solo grazie ad una sua conversazione o a un suo pensiero.
Nessuna ambientazione, nessuna spiegazione.
Ed è meglio così.
King ci descrive, sospeso nel tempo e nello spazio, un crudele e perverso gioco di cui non si sa nulla. Disperatamente stancante è la frase che ci accompagna lungo il faticoso viaggio attraverso il Maine: 'E continuò a marciare'.
Man mano che i superstiti procedono, i pensieri, le conversazioni, le già scarne descrizioni si vanno facendo sempre più stentate e frammentarie, così come la lucidità dei marciatori. Affezionarsi a questo o quell’altro personaggio è arduo, perché ben poco di loro ci viene mostrato, o inutile: la Marcia terminerà quando ne sarà rimasto solo uno. Un horror crudele, una metafora della società e perchè no, della stessa vita: una marcia continua, dal percorso inaspettato, irto di pericoli che non si possono prevedere; una marcia in cui ci si trascina senza poter far altro che guardare le cose che ci si lascia indietro, e senza sapere se sarai tu stesso il prossimo ad abbandonare...


Non si può dire di King: o si ama o si odia. La sua produzione è talmente sterminata, e tocca talmente tanti angoli della psiche e della fantasia umana, che per foza ognuno troverà 'il suo libro del cuore'.

Permalink * commenti * commenti (popup)





giovedì, 21 agosto 2008, ore 22:15
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in chiacchiere sparse

Comunicazioni di servizio:

1- Ho deciso di riprendere un po' in mano questo polveroso blog e di 'riciclare' qualche impressione che ho già espresso sul noto sito
anobii in merito ai libri che ho letto negli ultimi tempi.
Quindi aspettatevi recensioni a breve.

2- D'ora in poi, i commenti (per coloro a cui interessi) saranno permessi solo ai registrati. Questo per colpa di un simpatico bug. E voglio credere che sia un bug, perchè mi rifiuto di pensare che ci sia un fallito con così tanto tempo da perdere da lasciare 74 commenti di lettere a casaccio alla recensione su Twilight. Per tre volte di fila.

E dunque, alla prossima recensione.
                                                                            Simona

 


Permalink * commenti * commenti (popup)





sabato, 19 aprile 2008, ore 14:53
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, libri

Twilight



Titolo originale: Twilight
Autore: Stephenie Meyer
Distribuito da: Fazi Editore
Numero volumi: Twilight è il primo di una tetralogia: Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn (quest’ultimo inedito).
Voto: 5 =


Trama: Isabella Swann, anzi, Bella, è una quindicenne che decide di trasferirsi dalla solatia Phoenix a Forks, dal padre, per permettere alla madre di viaggiare col nuovo compagno.
Forks è una noiosa cittadina ben più piccola di Phoenix, in cui piove costantemente, e che si guadagna immediatamente il disdegno della ragazza. In ogni caso, Bella viene accolta con ammirazione nella nuova scuola, meno che da Edward Cullen, misterioso quanto bello. La ragazza si convince che lui la odii, ma, pur osservandolo attentamente, non riesce a immaginarne il motivo. Le sue convinzioni vengono messe a dura prova quando Edward la salva da un furgoncino che rischia di investirla.
Un vecchio amico di Bella, Jacob, appartenente alla tribù indiana dei Quileute, le mette la pulce nell’orecchio: secondo la sua gente, infatti, i Cullen sarebbero vampiri che si cibano di sangue animale…
Nonostante la sua natura soprannaturale e il fatto che Edward sia irresistibilmente attratto dall’odore del sangue di Bella –motivo per cui inizialmente tentava di tenerla lontana da sé-, i due si innamorano, senza però potersi abbandonare alla passione perché la vera essenza di Edward rischia sempre di venire alla luce. Bella verrà salvata diverse volte dal suo bel vampiro, fino al punto di chiedergli l’immortalità per poterlo seguire per sempre…

Considerazioni: Premettiamo che questo libro è la Bibbia di numerosissime fangirl, la storia d’amore tra Bella ed Edward alimentatrice prima delle fantasie romantiche delle ragazzine, Edward il novello prototipo del principe azzurro.
Adesso possiamo andare avanti.
Twilight è uno dei libri più scialbi e insulsi che io abbia mai letto. Forse perché quindici anni non li ho più, forse perché non riesco ancora a digerire il fatto di averlo acquistato senza informarmi sufficientemente, ingannata dalla falsariga dei commenti entusiastici sulla rete.
La verità, in ogni caso, è che Twilight ha una trama mediocre, personaggi mediocri, soluzioni narrative mediocri e stereotipi utilizzati in maniera mediocre. Sì, direi che è un libro mediocre, potremmo leggere racconti migliori in un qualunque sito di fanfiction, gratis.
Potrei riassumere il tutto con la definizione ‘harmony per adolescentine’:

- L’elemento soprannaturale: C’è, ma la Meyer crea il vampiro politically correct.
E’ figo, misterioso e sensuale come i vampiri classici. Ma solo questo.
Non beve pomodoro e fragola come il vampiro buono di Carletto, ma sangue animale.
Ha istinti vampirici, ma riesce a trattenerli.
Non patisce l’acqua santa, le croci, l’aglio, i paletti di legno, si riflette negli specchi, non dorme nelle bare, eccetera.
E al sole non si incenerisce, ma brilla.

- I personaggi: C'è la solita protagonista che non è, piuttosto che essere, così è più facile identificarcisi. Non è bella ma ha tanti ammiratori, umani e non, da fare invidia a Paris Hilton. Pure lo stupro, scampa. Ma naturalmente arriva lui, il fyko di turno, a salvarla. Non è affascinante, ma chissà perchè tutti sono soggiogati dalla sua presenza. Non è prestante, anzi, è goffa al punto che ti chiedi se le deficiti qualche neurone di troppo (ma ciò la rende tenera E affascinante al tempo stesso: perchè è ovvio che le migliori Mary Sue abbiano in sé coppie di ossimori. Fa fyko, rassegniamoci). Naturalmente ha paura del sangue (perché fa molto fyko in un libro di vampiri). E, sempre naturalmente, non le si riesce a leggere nel pensiero (perché lei è diversa!). La classica protagonista creata a tavolino dall’autrice perché le quindicenni che leggono il libro possano immaginare di essere nella storia (personalmente mi accontento di avere qualche neurone in più e qualche spasimante in meno, ma io non ho quindici anni).

Edward: così perfetto da essere noioso e odioso. Persino i suoi difetti lo rendono perfetto. Sa fare tutto meglio di chiunque altro. Lo chiamerò d'ora in poi 'Signor Issimo' (bellissimo, bravissimo, furbissimo, velocissimo, etc a piacimento; ma anche gelosissimo, impulsivissimo, eccetera, ma questi sono difetti che lo rendono più fyko).
Ed non si incenerisce al sole come tutti gli altri vampiri. Oh no, gente. Come già detto, Edward brilla. E diventa ancora più ISSIMO.
Altri personaggi? Ce ne sono? Ah, sì: ci sono le amiche di Bella, citate qua e là e sempre in compagnia delle parole ‘ragazzi’, ‘ballo studentesco’, ‘cinema’, ‘vestiti’. Ci sono i ragazzi, ovviamente tutti più o meno attratti dalla protagonista. Ci sono i parenti di Edward, tutti bellissimi, fighissimi, misteriosissimi, etc.
- La storia:  Uno scolapasta; la protagonista ha degli pseudo genitori. Una madre che si vede due pagine all'inizio della storia e due pagine alla fine. Un padre che la lascia sola in casa tutta la settimana ma poi va a controllare se è ancora nel suo letto e che non se la sia svignata per andare a qualche festa.
Una madre ossessiva che subissa la figlia di e-mail per controllare se stia bene, ma che ha accettato che andasse a vivere con l'ex marito.
Un padre che rimane nel vialetto a guardare sua figlia che, montata su una jeep sconosciuta, sta tornando nell'altro stato dopo avergli detto, dal nulla: 'Mi sono rotta, torno in California!'

Tralasciamo la parte iniziale in cui il vampiro, nella miglior tradizione 'figo dark', tenta di tenere lontano da sé la protagonista, per poi rimanerne interamente (e inspiegabilmente!) soggiogato. Ma possiamo capirlo, lei è diversa.
Tralasciamo la seconda parte del libro, che si trascina tra botta e risposta riassuntivissimi e inutili e tediose (nonché ripetitive!) descrizioni di ciò che i protagonisti provano l'uno per l'altra.
Pagine su pagine di: ‘Oh Bella, ti amo!’, ‘Oh, Edward, quanto sei bello!’.
Sì. L’abbiamo capito che vi amate e che Edward è bellissimo, ma non occorre rimarcarlo per quattrocento pagine, grazie.
Indimenticabile la scena in cui Edward porta Bella con sé in montagna: sdolcinatissima più che romantica, piena di pippe mentali, i due si sfiorano di continuo senza mai toccarsi veramente. Una roba frustrante che fa pensare a una materialista come me: ‘Ma che aspetti ancora ad infilarle le mani in mezzo alle gambe?’
Ma andiamo alla parte finale.
Seguite il mio ragionamento da lettrice. Loro giocano a baseball. Arrivano tre vampiri. Uno di questi tre decide improvvisamente che vuole Bella. Cioè, di umani ne ha una città, ma vuole proprio lei, e arriva addirittura a seguirla in un altro stato e a concepire piani malefici tipo la registrazione della voce della madre per farla uscire allo scoperto.
La tizia si fa scioccamente prendere per il culo (certo, perché ce la spacciano per furba, ma la caduta nella trappola è utile ai fini della trama, nonché per mostrarci Bella in modalità Povera Preda Salvata Dal Principe).
Naturalmente i 'nostri' arrivano in tempo, riescono a prenderla per i capelli e naturalmente anche ad evitare che si trasformi in vampiro. E spiegano alla madre (la dura realtà ogni tanto incombe, eh sì) che è caduta dalle scale e finita contro uno specchio o qualcosa di simile. Naturalmente la madre ci crede pure. Quanto a intelligenza, almeno abbiamo capito da chi la figlia ha preso: quale ferita da cocci di vetro non somiglia al morso di un vampiro?
La ciliegina sulla torta è costituita dalle ultime pagine del libro, in cui Bella pesta i piedi soltanto una quarantina di volte per convincere Edward a trasformarla in un vampiro, così potranno vivere per sempre felici e contenti eccetera.
Ma, gente, poteva il fykissimo di turno non essere anche saggissimo?
Bella piace ad Edward così com’è, l’eternità non è fyka (o meglio, fa molto fyko dirlo). E quindi tutto resta così. La parola ai posteri, o meglio, ai tre libri che verranno.

Consigliato a: ragazzine dai 3 ai 15 anni; sognatrici instancabili che amano gli harmony (ma siate consapevoli che qui di erotismo non ne troverete); depresse che vogliono farsi due risate; amanti del trash.


Il libro è il primo di una tetralogia; i primi tre sono stati tradotti ed editati in Italia, il quarto è previsto per il 2008.  
Per lo stesso anno è previsto anche il primo film della saga.


Permalink * commenti (4) * commenti (4)(popup)





lunedì, 26 novembre 2007, ore 18:05
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, anime

Romeo x Juliet

Titolo originale: Romeo x Juliet

Autore: Studio Gonzo

Distribuito da: inedito in Italia

Numero episodi: 24

Voto: 8

 

La vicenda è ambientata a Neo Verona, un continente fluttuante, in cui il popolo viene retto giustamente dalla dinastia dei Capuleti, finchè una notte non viene quasi interamente massacrata dalla famiglia Montecchi, che ne usurpa il potere. Un servo riesce però a portare via la piccola Giulietta Fiammata Asu de Capulet, di due anni.
Quattordici anni dopo, ci troviamo di fronte a Odin, un ragazzino di quasi sedici anni circa, che naturalmente altri non è che Giulietta sotto spoglie maschili. La ragazza non ha idea del perché sia costretta a nascondere la sua identità femminile, ma non esita ad assumere i panni del Turbine Rosso, un misterioso spadaccino che difende i deboli di Neo Verona dalle oppressioni dei Montecchi. Giulietta, insieme ad uno sparuto gruppo di fedeli alla causa dei Capuleti, vive sotto il tetto e la protezione della nobile casata degli Shakespeare,
il cui erede, il drammaturgo William, ne diventa amico e confidente.

In una delle sue rocambolesche fughe, Odin incontra un giovane nobile, che la aiuta a fuggire dalle guardie, e che diventa oggetto dei suoi pensieri. A causa di un malinteso, Giulietta, in vesti femminili, quella sera stessa viene condotta dall’accompagnatore di una delle attrici di William ad una festa nobiliare, dove rincontra il giovane venuto in suo soccorso quello stesso pomeriggio…

Romeo Candore Van de Montague, erede del Granduca Montecchi ma ragazzo leale e di buon cuore, si innamora immediatamente di quella bellissima ragazza seduta presso la fontana con un iris in mano...

Questo l’inizio di una storia d’amore impossibile, avversata dagli intrighi politici del capofamiglia Montecchi per catturare il Turbine Rosso e perpetuare le ricerche della giovane Capuleti, sfuggita al suo massacro, e dal ruolo di cui Giulietta prende improvvisamente consapevolezza quando il suo passato le viene svelato, al suo sedicesimo compleanno…

 

Le vicende sono movimentate da tutti i personaggi della tragedia shakesperiana, ognuno con un suo ruolo più o meno marginale, e anche da qualche comparsata (come Ofelia, Petrucchio, Cordelia…)

 

Considerazioni: Dai creatori di Gankutsuou, un nuovo splendido anime su un altro capolavoro della letteratura. Questa volta il soggetto è, naturalmente, l’opera shakespeariana Romeo and Juliet; ancora una volta la Gonzo ha tirato fuori una meravigliosa ambientazione fantasiosa, sospesa tra il futuro e il passato, e che, seppur priva degli splendidi effetti riempitivi che mi hanno reso la visione del Conte di Montecristo un vero e proprio trip visivo, riesce a tenere il confronto grazie alla sua rivisitazione mai banale di una storia logora e abusata. L’animazione è naturalmente ottima, pulitissimo il tratto e delicatissime le musiche. Indimenticabile, soprattutto, la theme di apertura (che troviamo in inglese, in una scena di forte impatto, all’interno dell’episodio 7, mentre Romeo insegue Giulietta per i canali di Verona).
Eppure, nonostante tutto ciò, mi sento di considerarlo un pelino sotto Gankutsuou a causa dell’assenza, a mio personale parere, di personaggi veramente di spicco.
Consigliato a chi non pensa che un anime molto liberamente ispirato al genio del teatro possa fare rivoltare Shakespeare nella tomba.





Permalink * commenti (1) * commenti (1)(popup)





mercoledì, 19 settembre 2007, ore 21:06
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, libri

La ragazza con l'orecchino di perla




Autore: Tracy Chevalier
Titolo originale: Girl with a Pearl Earring

Distribuito da: Neri Pozza
Voto: 9

Olanda, Delft, XVII secolo.
Immaginate un bel quadro fiammingo.
Quella cura del dettaglio, quei colori brillanti, quel senso della prospettiva che quasi vi fa sentire l’odore dell’acqua dei canali, il puzzo delle carcasse dei macellai al mercato, la fragranza dei profumi indossati dalle ricche donne avvolte nei loro ampi vestiti.
E adesso, immaginate Griet: sedici anni, corporatura robusta di chi si è sempre dovuta occupare del bucato e delle altre faccende casalinghe, il capo sempre coperto per pudore.
Adesso immaginate un ricco pittore con una grande famiglia al seguito. Immaginate l’odore d’olio che emanano i suoi vestiti, immaginate il suo studio immacolato, in cui persino le ombre devono stare al loro posto.
Questa è la loro storia.
Griet deve mantenere una famiglia che non può contare sull’aiuto economico del padre, rimasto cieco, né sul fratello maggiore, che studia da ceramista. La seguiamo dunque nella grande casa del pittore Vermeer, in cui dovrà prestare servizio, badando ai suoi tanti figli, sopportando le angherie della bella moglie del pittore, ma, soprattutto, trovando di volta in volta il modo di pulire lo studio di Vermeer senza modificare in alcun modo la disposizione degli oggetti.
Intelligente e con una buona sensibilità per i colori e la luce, Griet piano piano si avvicinerà al pittore, diventandone l’aiutante.
Griet deve dunque dividersi tra la faticosa eppur brillante vita nella ricca famiglia presso cui lavora, e la vita reale, fatta di messe, pasti frugali, peste, ma soprattutto, delle attenzioni del figlio del macellaio, incoraggiate dai suoi genitori…
Ma quando Van Rujiven, mecenate di Vermeer, chiederà al pittore un quadro che abbia come modella la ragazza, di cui si è invaghito, Griet sarà posta dinnanzi a una scelta…

Considerazioni: Un libro veramente leggero e piacevole: la storia di un’intesa seducente che ci porta nelle splendide ambientazioni fiamminghe dell’Olanda del XVII secolo, un’Olanda in cui i poveri sono costretti a mandare le figlie a prestar servizio in casa dei ricchi, le ragazze con senso del pudore non osano scoprire la testa, e cattolici e protestanti sono confinati in diverse zone della città…

Una storia deliziosa e a tratti sensuale, che alla fine ci riporta alla cruda realtà mostrandoci come la protagonista scenda dal suo mondo di illusioni per prendere la strada che la condurrà alla vita reale…una vita che non è fatta di colori, di ombreggiature e di quadri, ma di carne da macello e di odori da mercato …  

Un libro che reinventa magicamente la storia di un quadro, che si destreggia abilmente tra i ricchi e i poveri, i gioielli e le pozzanghere, le serve e i pittori. Che si legge veramente tutto d’un fiato, dallo stile scorrevole e la trama che immerge i lettori nei canali di Delft e nei profumati colori dei quadri fiamminghi…consigliatissimo.

 

Dal libro è tratto l’omonimo film, dalla trama leggermente meno consistente, ma dagli splendidi scenari e costumi…per non parlare della splendida interpretazione degli attori.



Permalink * commenti * commenti (popup)





giovedì, 23 agosto 2007, ore 15:39
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, manga, anime

Kenshin Samurai Vagabondo

Titolo Originale: Rurouni Kenshin: Meiji Kenkaku Romantan

Autore: Nobuhiro Watsuki

Edito da: Star Comics (manga), Dynit (OAV e Movie), Kappa Edizioni (romanzi)

Totale volumi: 27 (concluso), Totale DVD: 2 (concluso)

Voto: 8 1/2

 

La storia ruota attorno alla figura del samurai Battosai Himura (forse basato su un personaggio storico realmente esistito, l’hitokiri Kawakami Gensai), che, a cavallo tra lo shogunato Tokugawa e l’instaurazione dell’epoca Meiji, combatté per l’insediamento del nuovo governo, quindi scomparve.

La serie regolare (del manga, come dell’anime) inizia nel 1878 circa, undici anni dopo l’insediamento, quando cioè l’assassino Battosai fa la sua ricomparsa a Tokyo, questa volta sotto il nome di Kenshin il vagabondo e portando con sé una sakabato (spada a lama invertita). Qui fa la conoscenza di Kaoru Kamiya, giovane erede della scuola di lotta Kamiya Kasshin, nella cui casa si fermerà, abbandonando temporaneamente il proprio pellegrinaggio. Da qui si svilupperanno varie avventure, che lo porteranno a conoscere i comprimari del manga: il ladruncolo Yahiko, l’attaccabriughe Sanosuke, lo spadaccino ninja Aoshi, il comandante del terzo squadrone degli Shinengumi Hajime Saito, il medico Megumi, la ninja Misao, e moltissimi altri. Le saghe principali del manga sono quelle che vedono Kenshin contro Shishio, un samurai che vuole avviare una rivolta contro il governo Meiji, e contro Enishi, fratello della defunta moglie di Kenshin, che lo ritiene responsabile della sua morte.

I quattro OAV dell’anime iniziano con l’infanzia di Kenshin, o meglio, di Shinta, che dopo essere stato venduto a mercanti di uomini, la cui carovana è stata poi attaccata da banditi, è stato salvato dal maestro Hiko, che l’ha preso con sé e gli ha insegnato la scuola Mitsurugi Hiten. Kenshin (cuore di spada), il cui nuovo nome gli è stato dato proprio dal maestro, lo abbandona per mettere la propria spada al servizio della gente, entrando al servizio degli Ishin Shishi e venendo così invischiato nelle lotte di potere. Il successivo incontro con Tomoe, che sembra finalmente portarlo ad una vita tranquilla, deve però fare i conti con il passato della ragazza…che lo riporterà alla guerra, almeno fino alla fine dello shogunato.

Gli ultimi due OAV, conosciuti come Seisou Hen, oltre a descrivere il combattimento contro Enishi, assente nell’anime, riprendono la storia nel 1893: Kaoru e Kenshin sono sposati, e il loro figlio, Kenji, sta imparando anche lui la scuola Mitsurugi con il maestro Hiko.

Kenshin, che deve fare i conti con una mortale malattia, decide nuovamente di abbandonare la via della spada, e di viaggiare per alleviare con le proprie mani la sofferenza della gente sul campo di battaglia. Kaoru, anche lei contagiata dalla stessa malattia che consuma Kenshin, non può far altro che attendere ogni volta il suo ritorno. Ma le cose precipitano quando la malattia peggiora…

Infine, la serie di Rurouni Kenshin consta anche di un film, Requiem per gli Ishinshishi, in cui Kenshin deve impedire a Yokohama una rivolta capeggiata da un uomo del suo passato, e di due romanzi, editi dalla Kappa Edizioni.


Considerazioni: Rurouni Kenshin è una splendida saga che mischia abilmente storia e fantasia, romanticismo e combattimento, umorismo e dramma. Se l’anime è all’insegna dell’umorismo, mentre gli OAV sono permeati da un’atmosfera romanticamente dark, il manga mischia abilmente entrambi. I combattimenti che permeano le pagine del manga fin dall’inizio, i primi dall’esito pacifico, i successivi che vedono Kenshin tornare l’assassino di un tempo, sono veramente dettagliati, e gli stili di lotta descritti con precisione. I personaggi sono estremamente ben caratterizzati, sia i protagonisti, che i comprimari, che gli antagonisti, ognuno sempre con qualcosa da dire di sé. Nonostante le continue note storiche di cui il manga è permeato, che a volte risultano quasi eccessive, le vicende non annoiano mai, e il graduale ritorno di Kenshin alla guerra è seguito in maniera particolareggiata in un susseguirsi di vicende che riavvicineranno sempre più il samurai al suo passato: ogni qualvolta sembri che l’uomo abbia ritrovato un po’ pace, una delle numerose ombre del suo passato irrompe nella sua vita, strappandolo a ciò che ha appena guadagnato per ributtarlo giù nell’abisso. A nulla valgono gli iniziali tentativi di Kenshin di non usare la violenza: quando la vita di Kaoru viene messa in pericolo, sarà costretto di nuovo ad estrarre la spada per uccidere…Non esiste redenzione per Kenshin Himura: non è riuscito a dargliela Tomoe, e non riuscirà a dargliela Kaoru, se non alla fine della sua vita.

Il tratto non è molto pulito, ma in ogni caso funzionale alle scene di combattimento. Il disegno andrà migliorando di volume in volume, certo, non raggiungendo mai un livello altissimo, ma comunque discreto e, in ogni caso, abbastanza particolareggiato.

Anime e OAV si differenziano enormemente, oltre che per i temi trattati, appunto per il loro tratto: mentre l’anime ha un tratto pulito, più infantile, e predilige i colori chiari, nei quattro OAV predominano il nero, il rosso e il blu scuro. Le musiche sono a dir poco meravigliose: indimenticabile la traccia di sottofondo mentre Kenshin brucia la casa che era appartenuta a lui e a Tomoe, alla fine del quarto OAV.

Tutto sommato, nonostante i difetti, mi sento di consigliare a tutti questa storia.


Immagini





Permalink * commenti * commenti (popup)





giovedì, 02 agosto 2007, ore 15:56
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, manga

Honey&Clover



Titolo originale: Hachimitsu to Kuroba
Autore: Chika Umino
Edito da: Planet Manga, collana Manga Love
Totale volumi: 10 (in prosecuzione)
Voto: 8 1/2 (per il momento)

E dopo il successo ottenuto in Oriente e, sulla rete, anche in Occidente, finalmente arriva in Italia Honey&Clover (Letteralmente, Miele e Quadrifoglio), conosciuto anche come Hachikuro!
Per una volta, non ci sono grossissimi appunti da fare alla Planet Manga riguardo all’edizione, se non qualche strafalcione nelle traduzioni e un osceno, disgustoso cuoricino rosa in copertina apposto sotto la dicitura ‘Planet Love’.


Honey&Clover è un josei, cioè un fumetto rivolto ad un target più elevato di quello degli shojo manga: i protagonisti infatti sono universitari iscritti ad un istituto d’arte.

Facciamo dunque la conoscenza di Yuta Takemoto, Takumi Mayama e Shinobu Morita, inquilini di un fatiscente edificio poco distante dall’università.
Shinobu è senza dubbio uno dei due personaggi più di spicco di tutto il manga: sparisce per un periodo di tempo indefinito, torna pieno di soldi e di cibo da distribuire ai suoi coinquilini, e nessuno sa come se li sia procurati! All’inizio del primo volume troviamo per l’appunto Shinobu appena tornato da dodici giorni di latitanza, e, dopo aver regalato delle crocchette a Takemoto, gli chiede di svegliarlo il giorno dopo alle otto in punto…Morita infatti si accinge ad iniziare il suo settimo anno di università: da anni gli manca sempre lo stesso esame per laurearsi, e non riesce mai a superarlo proprio perchè di svegliarsi al mattino presto per seguire le lezioni non vuole saperne…

A nulla valgono gli sforzi di Takemoto e Mayama per svegliarlo: Takemoto è costretto a correre a lezione, gridando a Shinobu di non biasimarlo se dovrà ripetere di nuovo l’anno…ed è lì che il senpai magicamente si sveglia, salta dalla finestra, ruba il monopattino che Mayama aveva prestato a Takemoto e corre a lezione…

Come si è capito, Takemoto, il più giovane dei tre, è la vittima preferita del senpai Morita, almeno finchè non incontreranno la piccola Hagumi, cugina del professor Hanamoto…che diventerà il nuovo passatempo di Shinobu. Hagumi infatti, genio della scultura, ha le fattezze di una bambina, e il ragazzo pensa bene di sfruttarla per far soldi su internet scattandole foto in pose da Koropokkuru (una sorta di folletto leggendario).

In realtà questo è l’inizio di uno stranissimo e folle triangolo, dato che anche Takemoto ha appena avuto un colpo di fulmine per la ragazzina…

Sono rimasta piacevolmente colpita da questo manga: il tratto di Chika Umino è poco commerciale, piuttosto diverso dai soliti disegni che ci aspetteremmo di trovare in un manga di questo tipo, sono alquanto ‘stilizzati’, ma comunque gradevoli ed efficacissimi! La storia è frizzante, divertente e molto dolce…al di là della scontatezza del tema del ‘triangolo’, anche se comunque difficilmente ne avrete mai visto uno simile, il manga è piuttosto incentrato sulla quotidianità degli studenti…le loro difficoltà nell’arrivare a fine mese, le loro aspirazioni per il futuro, i loro studi, e sì, anche i loro amori. Ciascuno dei personaggi è ben delineato: Takemoto, piuttosto malinconico e incerto sul proprio futuro; Mayama, studente e lavoratore, innamorato della designer vedova per cui lavora; Morita, folle e stralunato, che se ne inventa sempre una per far soldi; il professor Hanamoto, protettivo fino all’inverosimile nei confronti della sua cuginetta; Hagumi, dolcissima promessa della scultura che vive in un mondo tutto suo; Yamada, detta "la donna d’acciaio", ragazza piuttosto mascolina e da sempre innamorata di Mayama.

Il tutto in una storia che non riesce ad annoiare, che qui emoziona, qui fa sbellicare dalle risate…come primo volume gli darei un bell’8 ½, spero che si mantenga su questo livello.   


Immagini


Permalink * commenti * commenti (popup)





giovedì, 05 luglio 2007, ore 19:10
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, manga

Clover



Autore: Toriko Chiya
Edito da: Star Comics, collana Fan
Totale volumi: 17 (in prosecuzione)
Voto: 8 

La trama non è delle più originali: parla delle vicende amorose e lavorative ‘
parallele’ di tre amiche e colleghe d’ufficio, tutte poco più che ventenni, almeno all’inizio della storia: Saya, Kazuyo e Ririka. La prima è una ragazza ancora cristallizzata con l’idea del suo primo ed unico amore, il ragazzo con cui stava alle scuole medie e che poi si era trasferito. La seconda, una ragazza seria e matura che ha una relazione con un uomo sposato. La terza, una ragazza col faccino d’angelo che nasconde un animo da ninfomane (testuali parole di Saya). 
Le vicende delle tre Office Lady iniziano quando il capoufficio di Saya, Tsuge, un uomo tutto d’un pezzo, severo, chiuso, le chiede di poterla frequentare. Saya è sorpresissima, perché non solo una proposta d’appuntamento è l’ultima cosa che si sarebbe aspettata dal suo chief, lo scapolo d’oro della ditta in cui lavora, ma la persona in questione l’ha appena ripresa pesantemente per un errore sul lavoro…
Alla fine accetta un appuntamento, e Tsuge, venuto a conoscenza del suo blocco, decide di aiutarla con una ‘riabilitazione’.
Contemporaneamente Ririka, appena scaricata, ha l’ennesimo colpo di fulmine, scoprendo poi che il ragazzo con cui ha passato la notte…è il gemello di Saya, Ota. Peccato che Saya, rientrando in casa e trovandoli insieme, si lasci scappare che il fratello in realtà ha un’altra ragazza…
Kazuyo, la più razionale delle tre, dal canto suo, è insoddisfatta della sua relazione nient’affatto paritaria con un uomo sposato. Inoltre, deve contrastare la corte continua di un suo collega d’ufficio, Aida, che pare intenzionato a farle lasciare il suo uomo…

Seguiamo dunque nel corso dei volumi la maturazione dei personaggi e dei rapporti che vanno instaurandosi…la relazione al limite della sudditanza che ha Saya con Tsuge (il quale tuttavia non mancherà di sorprendere), l’altalenante e incostante flirt tra Ririka e Ota, i repentini cambiamenti nella vita della riservatissima Kazuyo.
Considerazioni:
Personalmente, questa narrazione corale, che mi ricorda un po’ quella di Nana, è piaciuta parecchio. Alcune delle vicende sono tenerissime ma mai stucchevoli; anzi, sono molto realistiche e trattate in maniera matura. Il disegno, poi, è davvero accurato, e va evolvendosi man mano che la storia prosegue.
Il manga fa parte del genere OL (Office Lady), dunque non è la solita commedia shojo che siamo abituati a leggere qui in Italia, a partire dall’età dei protagonisti (tutti lavoratori oltre i vent’anni) e a continuare con il modo in cui conducono le loro relazioni amorose…persino Saya abbandonerà la sua idea infantile dell’amore, entrando nell’ottica di una relazione che abbia un futuro serio.
Consigliato a chi è stufo di leggere di cotte adolescenziali, e a chi ha voglia di una boccata d’aria fresca nel panorama delle commedie sentimentali.
 


Immagini


Permalink * commenti * commenti (popup)





giovedì, 05 luglio 2007, ore 13:13
Stupido parere scarabocchiato da sakuramizu in recensioni, manga, anime

Gensomaden Saiyuki



Titolo originale: Gensomaden Saiyuki
Autore: Kazuya Minekura
Edito da: Dynit, collana Grimoire
Numero volumi: 9 (concluso)
Voto: 9 1/2

 

‘Non avere nulla. Se incontri un Buddha uccidilo, se incontri un tuo antenato uccidilo. Non avere legami, non essere schiavo di nessuno: vivi semplicemente per la tua vita’

Trama: Cos’è Saiyuki? Principalmente, è una delle opere di maggior valore letterario dell’antica Cina. Meglio conosciuto come ‘Viaggio verso Occidente’, il classico di Wu Cheng’En, risalente al 1590, racconta del viaggio verso l’India del monaco Sanzang, inviato da Bodhisattva a recuperare le sacre scritture, insieme al re delle scimmie Sun Wukong, al kappa Sha Wujing e al maiale Zhu Bajiè, che hanno il compito di proteggerlo per ottenere il perdono dei peccati commessi.
E adesso ricominciamo da capo: cos’è Gensomaden Saiyuki? Kazuya Minekura, giovane autrice nipponica, sostituisce il primo ideogramma che compone Saiyuki, che, da ‘Cronache del viaggio verso occidente’, assume il titolo di ‘Cronache del viaggio di gente ridicola’. Alla prima serie di Saiyuki, l’autrice appone un secondo titolo: Gensomaden, ossia
La leggenda del demone dell’illusione.
Il risultato? Kazuya Minekura ci narra, tra disegni stupendi (che migliorano man mano che le serie procedono), caratterizzazioni psicologiche eccezionali e situazioni a volte al limite dell’assurdo, del viaggio del monaco Sanzo (che di monaco ha ben poco) assieme ai compagni Son Goku, Cho Hakkai, Sha Gojyo.
A Genjo Sanzo Hoshi, il trentunesimo Toa, detentore della più importante carica religiosa nonostante religioso non sia affatto (asserisce più volte di non credere in Buddha), viene ordinato dai Sanbutsushin, emissari degli dei, a loro volta spinti dalla dea Kanzeon Bosatsu (o Bodhisattva, se vogliamo), di partire verso Ovest per fermare gli esperimenti di resurrezione di Gyumao, potente demone antropofago sigillato cinquecento anni prima dal dio della guerra. Le onde anomale generate da chi sta tentando di riportarlo in vita hanno causato una follia collettiva tra i demoni del Togenkyo, un tempo terra in cui razza umana e demoniaca potevano convivere in pace.
A nulla valgono le proteste di Sanzo, bellissimo ragazzo dal grilletto facile (nonché fumatore incallito), quando gli emissari lo mettono al corrente di un altro piccolo particolare: dovrà condurre con sé Son Goku, Sha Gojyo e Cho Hakkai, suoi antichi compagni.

Son Goku ha l’aspetto di un ragazzino sempre affamato, ma in realtà è un potente demone eretico (generato dalla terra stesso) nato più di cinquecento anni prima, e di cui Sanzo ha sentito la ‘chiamata’, trovandolo poi sigillato all’interno di una prigione di roccia. Inutile dire che il loro rapporto, che spesso ha quasi dell’ambiguo, ha ispirato in migliaia di fans fantasie di tipo yaoi.
Sha Gojyo, invece, è un mezzodemone: nato da un demone acquatico e da una donna umana, convive assieme ad Hakkai da quando l’ha salvato da morte sicura. E’ un bellissimo ragazzo dai capelli rossi, bevitore, fumatore, giocatore d’azzardo nonché notevole libertino. Il suo passatempo preferito è litigare sempre con Goku e alla fine soccombere alle minacce di Sanzo.

Infine, Cho Hakkai. Fino a poco più di tre anni prima dall’inizio della storia è stato un umano, ma dopo aver assassinato mille demoni si è trasformato in demone lui stesso. Trovato in punto di morte da Gojyo, che l’ha protetto anche da Sanzo – inviato dai Sanbutsushin insieme a Goku per arrestarlo- è tornato a nuova vita, cambiando anche nome, e iniziando a convivere con Gojyo.
I quattro, che sono legati da un sottile filo rosso non solo dalle ferite del passato che ognuno di loro si porta dentro, ma anche da una misteriosa vita precedente che hanno condiviso, iniziano dunque il loro viaggio che forse è destinato a non avere fine; sulla loro strada incontreranno tantissimi personaggi, che è impossibile definire ‘cattivi’ (anzi, spesso e volentieri verrebbe da definire ‘cattivi’ proprio i protagonisti), ma solo ‘antagonisti’. I principali sono il principe Kogaiji, figlio di Gyumao, che sta combattendo non per la resurrezione del padre, ma per quella della madre Ratsetsunyo, tenuta sotto sigillo dalla seconda moglie di Gyumao, Gyokumen Koshu, responsabile degli esperimenti di resurrezione; Lirin, sorellastra di Kogaiji; Yaone, alchimista del principe; Dokugakuji, miglior amico di Kogaiji nonché fratello di Gojyo da parte di padre; Nii je n’i, il vero e unico burattinaio.
A Gensomaden Saiyuki (da cui è stata tratta una serie animata dallo stesso nome, edita dalla Dynit e trasmessa su MTV, composta da 50 episodi e dei quali solo 27 seguono la trama principale –gli altri 23 percorrono una saga di cui esiste solo la versione animata, che vede protagonista un nuovo nemico, il Dio della Guerra Homura) è seguito Saiyuki Reload (il cui nome è probabilmente cambiato a causa della decisione dell’autrice di passare ad un’altra rivista), tuttora in prosecuzione (attualmente conta circa 8 volumi, di cui 5 usciti in Italia, sempre per la Dynit), che continua a narrare le avventure dei quattro nel loro viaggio verso Occidente, contro nuovi nemici e stesse ferite nel loro passato, e concedendosi diversi capitoli per narrarci episodi del passato dei protagonisti (e non solo del loro). Da Saiyuki Reload sono state tratte due serie televisive, inedite in Italia: una che ha lo stesso nome della controparte cartacea, narrando però in ordine diverso ora episodi di Saiyuki Reload, ora gli ultimi avvenimenti di Gensomaden Saiyuki, e una dal titolo Saiyuki Reload Gunlock, che tratta anch’essa degli avvenimenti del manga Reload.
Di Saiyuki esistono anche due OAV di scarso valore - Kibou no zaika-, un videogioco interattivo, ma soprattutto un bellissimo lungometraggio, Saiyuki Requiem; sono stati prodotti, di recente, altri OAV dal titolo Burial che affrontano gli avvenimenti del passato dei quattro (contenuti nei volumi 3-4 di Saiyuki Reload). A parte Saiyuki Requiem, che è stato prodotto in italiano da una casa editrice francese, la Kaze, tutti gli altri sono attualmente inediti.
Infine, esiste un’ulteriore serie in prosecuzione (inedita in Italia), ma che si sta avviando verso la fine (attualmente conta 3 volumi, ed è probabile che ne manchi uno soltanto), dal titolo Saiyuki Gaiden. Questa affronta le vite precedenti dei protagonisti, il modo in cui si incontrarono per la prima volta cinquecento anni prima, e presumibilmente vedremo il modo in cui sono morti. Gli avvenimenti del primo volume di Saiyuki Gaiden sono contenuti in due episodi della prima serie televisiva, il 40 e il 44.
Considerazioni: Spero che l’entusiasmo con cui ho descritto gli avvenimenti di questo manga la dica lunga su quanto apprezzi quest’opera…me ne sono innamorata a prima vista. Oltre ai disegni stupendi, che veicolano ora la malinconia di cui tutto il manga è pervaso, ora la solitudine, ora l’apparente gaiezza e spensieratezza con cui vivono, la trama è assolutamente ben fatta (anche se ben lungi dalla fine), le caratterizzazioni psicologiche minuziosissime, sia quelle dei personaggi principali che degli antagonisti. La storia a tratti fa commuovere, a tratti ridere, a tratti pensare. Le considerazioni dei personaggi, ognuno dei quali ha un diverso modo di vivere la realtà e di interpretarla, per quanto le si possa condividere o meno, fanno veramente riflettere.

Consigliato a chi ama l’avventura, a chi vuole vedere un tocco di yaoi dove può esserci o non esserci, a chi in un manga cerca l’introspezione psicologica, o semplicemente a chi non crede che da una trama scontata possa nascere un simile capolavoro.

Immagini

(per le immagini tratte dagli artbook, si ringrazia il sito http://www.gensomadensaiyuki.net)


Permalink * commenti * commenti (popup)